venerdì 28 agosto 2015

Glutenfrei, ahi ahi ahi (prima parte)


Dopo un lungo periodo di silenzio torno ad aggiornare il blog per raccontare la mia esperienza tedesca, nella speranza che questo articolo possa essere d’aiuto a chi percorrerà le stesse rotte in future.

Quest’estate abbiamo deciso di fare un vacanza in Germania, la prima vacanza itinerante da quando abbiamo scoperto la celiachia di Lorenzo e per la prima volta abbiamo dovuto quindi organizzare da casa anche il percorso dei pasti oltre a quello turistico.
Divido il pezzo in due parti, questa prima parte dedicata alla ristorazione, la seconda alla vendita di prodotti nei negozi specializzati e non, perché sarebbe troppo lungo racchiudere tutti i temi in un unico pezzo.

Abbiamo scelto la Germania, e la Foresta Nera in particolare (con tappa a Legoalnd in Baviera), sia perché ci interessava visitarla, ma anche perché la cucina tedesca ha molti piatti naturalmente privi di glutine che piacciono a Lorenzo (i wurstel su tutti). E poi è la Germania, la terra dell’organizzazione e della precisione, mica avremo problemi!, e invece abbiamo scoperto che non sempre la Germania è così tedesca come ce la immaginiamo.

Partiamo dall’inizio: in Germania non esiste un’applicazione o un servizio come quello dell’AIC che ti permette di trovare facilmente i negozi e ristoranti specializzati nei paraggi, c’è il sito della DZG, l’associazione tedesca della celiachia, che ha al suo interno un motore diricerca per trovare i punti vendita specializzati, ma siamo mille anni indietro rispetto alla nostra AIC.
Il logo AIC certifica la sicurezza del locale
Intanto non esiste il marchio AIC come lo abbiamo in Italia che “certifica” l’affidabilità del posto in cui stiamo entrando, le indicazioni vengono date in base alla segnalazione degli utenti e i locali non sono controllati da nessuno, per cui alla fin della fiera il sito pecca sia di completezza che di precisione. Indica dei posti dove potrebbe essere possibile mangiare, spesso presenti per segnalazione degli utenti, a volte gli fanno una telefonata e sul sito indicano questo stringente controllo a garanzia del consumatore. In pratica io vado in un ristorante, riesco a mangiare una bistecca e segnalo all’associazione che lì si può mangiare. A quel punto l’associazione se si fida di me lo mette direttamente sul sito, se non si fida fa una telefonata per chiedere se è vero che si può mangiare una bistecca senza glutine. Insomma un servizio molto lontano dagli standard cui siamo abituati in Italia. Esiste il logo Ecarf che identifica i locali preparati in tema di allergeni, non solo il glutine, che più o meno dà la certezza che entrando lì non si dovrebbero subire contaminazioni, ma non è detto che ci sia qualcosa da mangiare. Insomma, un locale con questo logo sa cos’è la celiachia, sa come “trattarla”, ma non è assolutamente scontato che abbia dei menu a parte o delle pietanze trattate con un occhio di riguardo (es. un’attenzione a non contaminare il prosciutto), semplicemente saprà indicarvi quali piatti del loro menu non potete mangiare e a voi rimarrà da scegliere qualcosa tra i “sopravvissuti”, sempre che ci siano sopravvissuti.
Il logo Ecarf  identifica i locali informati

Ad Augusta, città per dimensioni paragonabile a Brescia, sono indicati 6 ristoranti in cui è possibile mangiare. Una miseria se si considera che non stiamo parlando di posti che hanno ottenuto una certificazione accettando di sottoporsi alle rigorose regole imposte (giustamente) da AIC, ma di locali in cui si trova qualcosa da mangiare. E in più non è indicato l’unico posto veramente a misura di celiachia che ho trovato in Germania, il Café Spring. Un vero paradiso, di cui parlerò più diffusamente nella seconda parte. Non so se mi sono spiegato: praticamente il più grande specialista della zona non è indicato sul sito dell’associazione tedesca e questa mancanza non è dovuta a mancate certificazioni o cose del genere, semplicemente non c’è, non lo conoscono.
L’alternativa sarebbe il sito Gluten Free Road, curato dalla Schaer, che indica i posti in cui si possono trovare i prodotti di quella marca. Sul rapporto glutenfrei-Schaer mi dedicherò nella seconda parte, per ora basti sapere che il sito ha un indica di affidabilità bassissimo. Tiro a indovinare, ma credo che venga fatto utilizzando i codici cliente del produttore altoatesino che vengono buttati su una cartina con qualche applicazione. In pratica chi ha mai fatto un ordine alla Schaer è presente sul sito, anche in questo caso il già citato Cafe Spring non compare. Peccato che, almeno per quello che ho potuto vedere io, non venga praticamente mai aggiornata, per cui si trovano ristoranti chiusi definitivamente, altri che hanno cambiato gestione, altri ancora che probabilmente hanno ordinato qualche prodotto anni fa ma che non sanno neanche cos’è il gluten-free. Insomma, anche su questo punto stendiamo un velo pietoso.

Ma la cosa che più mi ha colpito è l’impreparazione generale sul tema, evidentemente molto meno sentito che da noi. E se nei paesini della Foresta Nera forse si può dare la colpa alle dimensioni ridotte (anche se in Italia non ho mai avuto problemi) in città andava poco meglio.
Addirittura un ristorante ad Augsburg a cui ho chiesto se aveva qualcosa senza glutine mi ha risposto: “certo, abbiamo gli spaghetti e diversi tipi di pizze”. Al che, commosso, ho chiesto “avete gli spaghetti gluten free?” “Ah, perché? Gli spaghetti hanno il glutine?”.
Onestamente un livello di ignoranza così alto sul tema in Italia non l’ho mai trovato. Magari non hanno niente da mangiare, non si fidano ad accettare un cliente celiaco, ma non ho mai trovato nessuno che non sapesse minimamente di cosa stessimo parlando. Meglio un no in più da chi sa di cosa sta parlando che un sì da chi vuole solo prendersi il cliente.
Quello che è successo nel ristorante successivo: da Paul’s, una steak house, per cui un posto che con un po’ di buona volontà qualcosa senza glutine lo trova. “Non c’è problema, accomodatevi pure, ci pensiamo noi”. “Va che gentili, e io che cominciavo a preoccuparmi”. Ordiniamo due bistecche con patatine “it’s all gluten free, be quiet!”, sempre meglio! Portano la prima bistecca con una bella fetta di pane appoggiata accanto e fanno per darla a Lorenzo. Ovviamente blocco il cameriere e gli spiego due cosine e un minuto dopo arriva una nuova bistecca questa volta senza fetta di pane. Che fare? Incrociare le dita e andare avanti. Alla fine è andata bene e ci siamo tornati anche la sera dopo, ma dire che mi ha trasmesso serenità è un po' eccessivo.
Un’esperienza più positiva arriva a Friburgo, dove preventivamente avevamo individuato il Burger Chalet, piccolo fast food che propone un menu alternativo senza glutine, una rarità. Arriviamo nel locale, spieghiamo le nostre esigenze e il cameriere, gentilissimo, ci dice che il panino senza glutine va prenotato un’ora prima. Lo prenotiamo, torniamo un'ora dopo e mangiamo senza problemi con una bella scelta tra i vari burger proposti. 
Qui però nasce un’altra riflessione sulle differenze tra i due paesi:
quando vado in un locale che propone piatti gluten free in Italia è difficile che sia il solo ad avere questo tipo di esigenza, in genere questi ristoranti hanno un buon ritorno di clienti celiaci, a Friburgo invece, pur essendo l’unico posto in centro ad offrire un menu gluten free, eravamo gli unici e il fatto che si debba prenotare un’ora prima mi fa pensare che non sia un caso. Probabilmente tengono dei panini senza glutine in freezer e li scongelano in caso di necessità, perché non hanno una richiesta sufficientemente alta da giustificare l’ordine quotidiano di panini freschi.
Non mi soffermo a raccontare ogni singolo episodio, mi limito alla conclusione generale che probabilmente si è già capita: la celiachia in Germania è molto meno “famosa” che in Italia e questo porta con sé una difficoltà maggiore nel trovare qualcosa da mangiare. I menu differenti sono merce rarissima, solo un paio di catene li propongono, lo stesso McDonald’s non ha ancora il panino senza glutine, è come il Mac italiano di un paio di anni fa: patatine, insalata, forse qualcos’altro, ma niente panino. In Austria è stato introdotto da un paio di mesi, chissà che non sia un primo passo per un’espansione in tutta l’area germanica, però per ora non è previsto.

Alla fine abbiamo mangiato, anche perché avevamo affittato una casa quindi un rifugio lo avevamo sempre, un wurstel in qualche modo si porta sempre a casa, però è stato molto più complesso di quanto mi aspettassi prima di partire.