mercoledì 16 ottobre 2013

Mensa sana in corpore sano



I bambini "moderni" mangiano spesso fuori casa. Quando andavo a scuola non c'era il tempo pieno, si tornava a casa a mangiare, qualche volta per tornare il pomeriggio a scuola.
Oggi non è più così, la mensa scolastica è il posto in cui un bambino consuma quasi la metà dei suoi pasti annuali e, naturalmente, la celiachia lo segue anche lì. Con i suoi problemi...

Partiamo dalle buone notizie: un bambino celiaco, in una scuola pubblica, ha diritto alla somministrazione di un pasto senza glutine. Ha diritto, punto. La mensa lo deve fornire a qualsiasi soggetto dietro presentazione del certificato medico attestante la malattia celiaca. 
Per quel che ho potuto constatare le aziende che partecipano ai bandi per la somministrazione dei pasti nelle scuole sono assolutamente preparate a servire pasti senza glutine e i bandi di gara fanno esplicito riferimento a questa evenienza. Insomma, il concetto è entrato in circolo e da quel punto di vista non ci sono grossi problemi. 
Quando abbiamo avuto l'esito della biopsia di Lorenzo che confermava la celiachia era giovedì pomeriggio e il lunedì successivo a scuola aveva già il pasto gluten free. Tutto molto rapido, efficiente, senza neanche costi aggiuntivi.

Le linee guida alla refezione scolastica chiariscono nel dettaglio quali procedure deve seguire chi somministra i pasti nelle scuole e si trova ad avere a che fare con un soggetto che deve seguire una dieta speciale.
Il documento riporta diverse indicazioni, di tipo tecnico e di buon senso e tocca un po' tutti gli aspetti della vita in mensa di un celiaco. A me, in questo intervento, interessano soprattutto quelli socio-alimentari.

- il bambino deve essere servito per primo: è bene che la distribuzione per le classi avvenga inizialmente a partire dai soggetti con dieta speciale (in particolare il senza glutine) e prosegua successivamente per gli altri commensali.

- il pasto deve essere distribuito solo dopo che il personale addetto abbia identificato il bambino di concerto con l’insegnante.

Fin qui tutto chiaro e nessun problema. Lorenzo ha il suo posto in mensa, appena si siede gli portano il suo pasto, con la sua caraffa d'acqua, le sue posate. Ero un po' preoccupato da questa sottolineatura della diversità, in realtà lui è contento di essere importante. Gli altri bambini quando lo incontrano in giro lo salutano, sanno chi è, insomma sembra quasi che la dieta separata abbia aumentato il suo prestigio sociale.

- Prima di provvedere alla distribuzione della dieta senza glutine, il personale addetto alla distribuzione deve controllare la corrispondenza del pasto con quanto previsto dal menù e verificare eventuali variazioni.

Qui casca l'asino, le variazioni.
La mensa è perfettamente organizzata per proporre l'equivalente senza glutine dei piatti tipicamente off limits per un celiaco. Al posto della pasta al pomodoro ha la pasta al pomodoro, ma senza glutine. C'è la pizza senza glutine, le lasagne etc. Qualche problema ogni tanto sui ravioli, ma si può sorvolare.

Il paradosso è che molto spesso la variazione c'è sul secondo.
Testuali parole:
"Lorenzo, cos'hai mangiato oggi a scuola?"
"Pasta al pesto come gli altri, ma di secondo invece dell'emmenthal mi hanno dato un orrendo formaggio spalmabile senza niente su cui spalmarlo"
E poi invece dei wurstel la bistecca, invece della bresaola il prosciutto, invece della salsiccia il pollo, invece dei nuggets di pollo un'altra bistecca. Col paradosso che quando c'è la cotoletta a lui viene servita quella senza glutine.
Insomma ogni giorno una pena. Proprio su quei prodotti su cui non dovrebbe esserci problema, per cui il sacrificio risulta ancora più gravoso. Che fare? Protestare? Lasciare andare? La risposta giusta non ce l'ho.